Milanostraniera

Milano e l'immigrazione, una vita da stranieri.

L’immigrazione in Italia, cosa fare?

Leo Mignemi, dopo aver letto i duo post di Grillo sull’immigrazione, decide di prendere “carta e penna” e di scrivere ai candidati del M5S di Milano per prendere posizione sul tema. Questo il suo appello:

Oggi, 29 marzo 2011, sono rimasto sgomento e basito di fronte a due post pubblicati sulblog di Grillo. Sgomento e basito perché, per la prima volta, sul blog di Grillo ho trovato qualcosa in forte contrasto con la mia etica, la mia morale, il mio senso civico.

Vorrei un commento dei candidati del MoVimento 5 Stelle Milano sui due post che trovate in fondo a questa nota.

Vorrei inoltre delle risposte precise sul tema dell’immigrazione e sui fatti di Lampedusa.

In particolare, vorrei una risposta precisa a queste domande:

- sei favorevole all’accoglienza degli immigrati ? Se sì, come?

- o sei d’accordo su questa affermazione (cito dal blog di Grillo) “sono benvenuti solo se ci sono le condizioni per ospitarli, casa e lavoro”? Se sei d’accordo, la soluzione è quindi “rimandarli a casa”? In caso contrario, cosa faresti?

I link ai due post:

1) http://www.beppegrillo.it/2011/03/lampedusa_e_din.html

2) http://www.beppegrillo.it/2011/03/il_tabu_di_napolitano.html

Le parole per capire

Ogni individuo ha il diritto di cercare e di godere in altri Paesi asilo dalle persecuzioni" - Art 14 Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo - adottata dall'Assemblea Generale ONU il 10 dicembre 1948 - Nella foto le pagg. 12-13 del Librosolidale 2009

Vi racconto in breve la mia storia, e cosa penso, cercando di dare risposte precise e non sui massimi sistemi:

Ho avuto la fortuna e l’onore, negli ultimi anni dell’università e per qualche anno successivo, di occuparmi dei temi dell’immigrazione in prima persona. Dopo aver collaborato con Amnesty international come responsabile immigrazione di Milano, ed aver partecipato in questo ruolo al tavolo per l’immigrazione del Comune di Milano, sono diventato un inviato del Consiglio Italiano Rifugiati. Mi è capitato di salire su navi dove si erano nascosti iracheni in fuga da Saddam, quando era ancora in sella, ed abbiamo aperto a Malpensa il primo sportello dentro l’aeroporto per richiedenti asilo (ancora in funzione, oggi è gestito dalla Caritas…). Sono stato anche in Via Corelli (un’eccezione, in pochissimi siamo riusciti ad entrare prima che di fatto fosse impossibile accedervi), non vi dico in che situazione ci siamo ritrovati con il legale che mi accompagnava, dovrei aprire un capitolo a parte. Ma era anche il periodo della guerra in Kosovo, ed è di questo che vorrei parlare. Perchè l’Europa, allora, aveva avviato il progetto Asylon, per fornire assistenza legale e materiale ai richiedenti asilo provenienti dalle aree del conflitto. La difficoltà allora come oggi, era quella di individuare le persone che realmente avevano un esigenza di protezione come rifugiati, da quelle, in maggioranza albanesi, che invece fuggivano dalla “semplice” miseria. Non vorrei entrare in tecnicismi giuridici, posso solo dire di essermi laureato in diritto costituzionale con una testi dal titolo “il diritto d’asilo in Italia”. In questo lavoro mi sono occupato delle differenti definizioni di rifugiati, e dei possibili rimedi ad un fenomeno di fatto inarginabile. Ma ci sono alcuni principi propri del diritto internazionale, se non proprio del diritto naturale, che sono imperativi, primo tra tutti il principio del “non refoulement”, il divieto di respingimento di persone che chiedono protezione. E’ la Convenzione di Ginevra del 1951 a prevedere questo diritto, e la logica che ne sta alla base è piuttosto semplice. Bisogna consentire a chiunque ne faccia richiesta di poter presentare una richiesta di protezione, ed il respingimento immediato è ovviamente in pieno contrasto con questo principio. Ma l’Italia in questi anni ha palesemente violato questa norma fondamentale, nel disinteresse generale della comunità internazionale. Vauro Senesi qualche giorno fa ha fatto una sintesi per me straordinaria: “Prima c’era Gheddafi che faceva il lavoro sporco, poi si lavava le mani e Berlusconi gliele baciava…”

Tornando rapidamente al Kosovo. Allora la soluzione adottata fu quella di concedere una protezione per “ragioni umanitarie” a chi veniva da quell’area. Una protezione differente dallo status di rifugiato, ma che consentiva a queste persone di circolare con un documento valido, seppur provvisorio (durava un anno).

In questi giorni mi chiedevo perchè non adottassero la stessa soluzione oggi, ma ieri ascoltando Stefania Craxi, sottosegretario agli esteri (!!!) in Tv ho capito: non chiedono l’attivazione di questa procedura europea, proprio perchè loro (il Governo) considerano questi nuovi arrivati dei “semplici clandestini”, come tali da rispedire a casa al + presto.

La mia posizione è questa: considero i post di Grillo una provocazione, che ha avuto l’unico merito di iniziare una discussione molto accesa, ma perlomeno pubblica, su un tema cruciale come questo. Senza tuttavia fornire alcuna risposta concreta al problema (la proposta di mandarli in Corsica me la sarei aspettata da Bossi, o Berlusconi, ma evidentemente non hanno nemmeno “le palle” per farlo. Visto che le loro palle sono in mano ai francesi ed alle loro centrali nucleari…). Ricordiamoci che l’ìImmigrazione, per Milano, rappresenterà nei prossimi anni un fenomeno sempre maggiore, e chiunque amministrerà la città sarà chiamato a dare risposte concrete, non solo slogan. Ci sono stime che parlano di 250.000 immigrati che vivranno a Milano nei prossimi anni. A queste persone dovremo offrire servizi, strutture, accoglienza e politiche di effettiva integrazione, nel rispetto delle regole che tutti noi dovremmo seguire. Dovremmo perché di fatto il nostro paese non riesce ad offrire servizi decenti nemmeno a noi, né a darci risposte ai problemi che tutti viviamo, e noi siamo i primi a violare sistematicamente svariate regole. Chiediamo quindi agli “stranieri” di rispettare le leggi che noi per primi violiamo.

Non solo quindi sono favorevole all’accoglienza, ma credo che il nostro Paese senza “immigrati” non avrebbe futuro.

Di fatto però continuiamo a parlare di stranieri, ma la vera questione è che noi abbiamo paura della povertà. Se arrivassero 1000 famiglie saudite gonfie di dollari, o 3000 australiani benestanti, nessuno farebbe una piega, anzi ci sarebbe la fila per entrare nell’harem. Quello che ci spaventa è vedere persone talmente povere da non aver nulla da perdere. Preferiamo cambiare canale quando le vediamo in TV, ma se te le ritrovi in strada, la cosa si fa più difficile.

Viviamo in un periodo di profondo cambiamento, e probabilmente gli strumenti usati fino ad oggi non sono più utilizzabili per la realtà che ci aspetta.

Ma personalmente ritengo che le popolazioni toccate dalle rivoluzioni di febbraio, debbano essere accolte, a livello europeo, con lo strumento della “protezione umanitaria temporanea“.

Dobbiamo consentire loro di vivere per un periodo (1 anno?), in Europa, verificare se riescono a trovare un lavoro, una sistemazione dignitosa, ed in caso positivo convertire il permesso di soggiorno. Per coloro che al termine del periodo non abbiano trovato una sistemazione, o non volessero comunque rimanere in Europa (e credo che saranno tanti), credo che dovremmo impegnarci, davvero, per consentire loro di tornare a casa. Ma non dovremmo semplicemente respingerli alla frontiera, al contrario dovremmo investire per creare nei loro paesi le condizioni di minimo benessere a cui tutti dobbiamo puntare. Le crisi possono essere delle grandi occasioni per ribaltare i paradigmi. Lavorare su progetti di cooperazione, di autoproduzione locale per l’autosostentamento, esportare know how e competenze per far partire nei loro paesi d’origine quelle attività necessarie ad offrire lavoro, alimentazione e servizi. Io credo che questa sia una grande occasione per tutti. Pensare di fermare i flussi migratori è come raccogliere il mare con un bicchiere. Chi fugge da una guerra, ma anche dalla povertà assoluta, non si ferma con una legge. Quello che possiamo e dobbiamo fare è lavorare in modo serio perchè ai vecchi dittatori non ne seguano altri, e si inneschino meccanismi democratici che consentano alle popolazioni di poter vivere nei loro paesi d’origine, o di spostarsi come se non ci fossero frontiere, in altri paesi per vivere nuove esperienze. C’è in queste popolazioni una presa di coscienza nuova. Una ragazza tunisina diceva qualche giorno fa “se Voi tornate, Noi torniamo”. Il Voi erano i sistemi antidemocratici, rappresentati da singoli dittatori o da interi sistemi oppressivi, il Noi era il popolo che nelle piazze in queste settimane è sceso e vi è rimasto fino alla fine.

Non so se queste risposte siano esaurienti, potrei andare avanti per ore a scrivere. Quello che posso fare ora è solo un invito a tutti a NON AVERE PAURA. Le sfide sono appena iniziate. E solo se riusciremo a ridistribuire il benessere a chi oggi non ce l’ha, potremo arrivare a vivere in un mondo in cui le persone che si spostano non vengano viste come minacce, ma accolte come esseri umani, portatori di diritti e di doveri, come tutti noi.
Per questo aderisco all’appello lanciato dall’ASGI (associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione) in cui chiedono l’ISTITUZIONE DELLA PROTEZIONE TEMPORANEA COME UNICA SOLUZIONE PER GOVERNARE L’ESODO DALLA TUNISIA

PS: questo è il link al progettto per l’assistenza ai rifugiati a Malta che con l’associazione XmasProject abbiamo finanziato lo scorso anno:

A Malta gli immigrati non se la passano meglio che a Lampedusa, ma nessuno ne parla…

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Written by renato plati

31 marzo 2011 a 11:53 am

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