Milanostraniera

Milano e l'immigrazione, una vita da stranieri.

Sentirsi stranieri nella propria scuola

“I genitori non devono interferire nella didattica della scuola” dei propri figli; così ci è stato motivato il rifiuto ad una proposta di integrazione dell’insegnamento della lingua inglese a spese dei genitori.
Nella riunione interclasse delle “seconde” del comprensorio “Don Orione” (a cui appartiene la scuola di Via Iseo, frequentata da mio figlio), tenutasi a Milano in zona 9 mercoledì 27 ottobre 2010,  infatti, è stato detto che l’insegnamento dell’inglese da parte di una madrelingua potrebbe generare confusione ai bambini, e magari più avanti andrebbe meglio…

I genitori della nostra classe avevano deciso in assemblea di portare avanti la richiesta di affiancare all’attuale maestra di inglese un’insegnante madrelingua in grado di svolgere un programma più avanzato per la capacità di apprendimento dei bambini a 7 anni. E questa richiesta era a nostro avviso motivata dal fatto che nel primo anno di elementare, in cui era prevista una sola ora di insegnamento dell’inglese (contro due ore di religione), i nostri bambini avevano svolto un programma di ben 5 pagine di quaderno colorate in un anno. 1 PAGINA OGNI DUE MESI. Il nulla assoluto. Ed ovviamente, per le vacanze estive, i compiti di inglese non erano previsti.
Ma ci eravamo ben guardati dal dare la colpa all’insegnante di turno, una maestra di matematica dirottata a fare l’insegnante di inglese dopo un corso di non so quante ore. Volevamo anzi darle una mano e dare un messaggio chiaro: i genitori sono con le insegnanti, ma pretendono che venga garantito ai loro figli un insegnamento delle lingue reale, non solo di facciata.
Sappiamo che l’attuale crisi strutturale della scuola pubblica non è colpa degli insegnanti, ed anzi proprio per supportarli, oltre che per offrire un  servizio decente ai nostri figli su una materia fondamentale per il loro futuro, avevamo proposto di autotassarci per ingaggiare un’insegnante madrelingua inglese, che potesse offrire un livello di insegnamento decisamente superiore a quello che può offrire una non madrelingua non specializzata in inglese…

Ma io credo che non si possa richiedere il supporto dei genitori solo per portare la carta igienica e fare le fotocopie, e poi pretendere che questi si disinteressino di quanto, e di come, viene insegnato ai propri figli.
Se l’insegnante di religione, invece di parlare delle religioni, fa catechismo, per me è un problema, ed oltre a togliere mio figlio dalle ore di religione, sento il dovere di denunciarlo.
Così come se l’insegnamento della lingua inglese è offerto in modo scadente, ai limiti del ridicolo, sento il dovere non solo di denunciarlo, ma di fare qualcosa per cambiare.
Perchè qualcosa possiamo fare, oltre che lamentarci e stare a guardare.
Non dico di arrivare ai livelli inglesi, dove su un sito internet il governo offre ai cittadini la possibilità di scegliere la scuola (pubblica) per i propri figli anche in funzione del livello dell’insegnamento offerto.
Ma nel 2010, a Milano, nell’era delle tre “I” (forse è già superata?), pretendiamo qualcosa di più di una pacca sulle spalle.

E non vogliamo più sentirci stranieri, intesi come estranei, nella scuola dei nostri figli.

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Written by renato plati

2 novembre 2010 a 2:51 pm