Milanostraniera

Milano e l'immigrazione, una vita da stranieri.

Insight

Ho seguito per alcuni anni fino al 2000 diversi casi di richiedenti asilo a Milano, e Malpensa, come operatore del consiglio italiano rifugiati prima, poi come consulente legale del comune di Milano, presso l’ufficio stranieri, che allora era in via Tadino.
Avevo iniziato a collaborare da volontario con Amnesty international, per caso, ed avevo scoperto una vera passione per i diritti umani, e per le storie che ognuna delle persone con cui entravo in contatto aveva da raccontare. Ma gli appelli, le iniziative di sensibilizzazione di cui Amnesty si occupa, erano in quel periodo per me troppo leggere, producevano effetti troppo diluiti nel tempo. Mi resi conto che il solo aspetto di denuncia, seppur fondamentale, era poco efficace, sopratutto non potendolo fare su casi italiani, ma dovendosi occupare per statuto solo di altri paesi…
Per questo entrai nel CIR, ancora non laureato, e cominciai da subito ad occuparmi di casi di richiedenti asilo molto concreti. Aprimmo il primo sportello per richiedenti asilo a Malpensa, ci occupammo di molti casi durante la guerra del Kossovo, e fui inviato diverse volte in posti di frontiera, o su navi, in cui ci erano stati segnalati possibili respingimenti di persone in cerca di protezione.
Spesso andavo accompagnato da un interprete, cui cui capire se la persona con cui si parlava fosse nelle condizioni di richiedere asilo in Italia, o se lo avesse comunque richiesto alla polizia. Cercavamo di aiutare gli agenti ad inquadrare le persone, e facevamo in modo che in caso di richiesta questa venisse almeno presa in considerazione secondo le procedure di legge. Inutile dire quante discussioni, quanta rabbia nel vedere respingimenti ingiustificati, e la violenza gratuita contro persone inermi, che di violenza ne avevano spesso già subita a sufficienza. Ma credo che ad oggi quel periodo sia stato uno dei più belli per me dal punto di vista lavorativo e personale. Ero solo un ragazzo, ma riuscivo davvero ad aiutare persone in difficoltà. E lo facevo con il solo fine di dar loro un aiuto concreto. Preparavo i ricorsi contro i decreti di espulsione, seguivo le persone durante la procedura di riconoscimento, distribuivamo fondi per aiutarli a sopravvivere nel periodo iniziale, cercavamo alloggi o strutture disponibili.

Ma non era semplice occuparsi di stranieri a Milano, tutto sembrava remare contro, dallo sportello della questura alle politiche sociali del comune. E decisi di prendere un’altra strada, che mi consentisse di avre una famiglia e dei figli. Capii che fare l’avvocato non era quello che volevo. L’avevo fatto a titolo gratuito in quegli anni, per aiutare persone che ne avevano realmente bisogno e non potevano permettersi un legale preparato. Non sarei più riuscito a farlo solo per soldi. Lasciai il mio posto di consulente in comune ad una persona preparatissima, che ancora oggi si occupa di stranieri e richiedenti asilo. Non fu una scelta facile, ma credo sia stata quella giusta.
Da quell’esperienza ho maturato una convinzione: le persone che lasciano la loro terra, la loro vita precedente, per motivi politici o economici che sia, costituiscono spesso la parte più intraprendente, coraggiosa e valida del loro paese. Quelli che decidono di rischiare.
E che quando nel prorpio paese non si può più vivere, non c’è norma che possa trattenere le persone dal fuggire, a tutti i costi…
Oggi mi piacerebbe portare un piccolo contributo alla discussione sul tema immigrazione ed integrazione, raccogliendo le testimonianze, consigli, denunce delle persone straniere che vivono a Milano, e di chi lavora ogni giorno con e per loro.

Forse anche per sentirmi un pò meno straniero nella mia città.

Written by renato plati

3 settembre 2010 a 9:25 am

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