Milanostraniera

Milano e l'immigrazione, una vita da stranieri.

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Una crepa in Comune

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Lunedì 31 gennaio 2011 siamo tornati in Piazza della Scala, a Milano, per protestare contro lo stato di abbandono ed il degrado in cui versano diverse strutture scolastiche presenti in zona 9. Nonostante lo stanziamento di circa 30 milioni di euro da parte del Comune, destinati al risanamento delle scuole comunali, stranamente la nostra zona è stata esclusa dal piano di ristrutturazione generale che il comune ha avviato in questi anni.

I genitori delle diverse scuole della zona hanno quindi deciso di farsi sentire direttamente, ed hanno organizzato un presidio di protesta molto colorato e partecipato, per dire basta a questo stato pietoso in cui versano le scuole dei nostri figli.

Ho trovato particolarmente interessante la funzione di ascolto che alcuni consiglieri comunali hanno avuto nei confronti dei genitori, che lamentavano la totale noncuranza dell’amministrazione, rispetto alle ripetute istanze che gli stessi genitori avevano nel tempo inviato ai responsabili comunali.

In particolare Patrizia Quartieri (da sempre vicina ai problemi della scuola), ed un altro consigliere di cui non ricordo il nome (…) hanno a mio avviso svolto una funzione chiave rispetto al ruolo dei consiglieri comunali: hanno in sostanza recepito le istanze dei genitori, si sono fatti spiegare nel dettaglio i problemi, e si sono impegnati pubblicamente a sbloccare le procedure amministrative che per questioni “burocratiche” evidentemente avevano impedito di soddisfare le legittime richieste provenienti dalle varie scuole.


 
In questo breve video, oltre alla protesta dei genitori, è possibile vedere un breve scambio tra uno dei genitori ed il consigliere comunale, in cui il genitore spiega la situazione del “laboratorio di informatica”, fatto in mezzo ai corridoi con computers portati dai genitori stessi. Il consigliere comunale si scusa per non avere l’elenco delle istanze sotto mano, ma lo stesso gli viene fornito da un altro genitore. Così, con l’elenco in mano, il consigliere si impegna a prendere informazioni all’interno dell’amministrazione, per capire a quale punto del processo burocratico si è fermata la procedura, impegnandosi a sbloccare, per quanto gli sarà possibile, la procedura stessa.

Questo ruolo di ascolto credo sia centrale per capire cosa faranno i consiglieri comunali che verranno eletti. Solo attraverso un rapporto diretto con i cittadini, mettendoci la faccia ed impegnandosi pubblicamente a risolvere gli intoppi burocratici, i rappresentanti eletti in Comune possono assolvere al meglio alla loro funzione.
Questo è quello che dovremo fare noi, se verremo eletti in Comune.

Written by renato plati

4 febbraio 2011 at 3:07 pm

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Siamo tutti sulla torre

Ieri pomeriggio a Milano, nonostante una pioggia insistente, c’erano almeno un migliaio di persone alla manifestazione di solidarietà agli immigrati saliti sulla “torre di via Imbonati”. Le parole di una delle portavoci della protesta, sono un grido di aiuto a cui non si può rispondere con il silenzio o semplicemente con una frase di solidarietà. Il comportamento dell’Italia nella gestione della sanatoria, è a mio avviso un vero e proprio abuso di potere generalizzato, che andrebbe sanzionato duramente a livello europeo, per la violazione della convenzione sui diritti dell’uomo.

C’erano tanti italiani, molti dalle finestre guardavano il corteo sfilare, alcuni applaudivano, certi urlavano non si sa cosa. Ma si respirava un’aria pesante. Mentre camminavo mi chiedevo quanti dei ragazzi stranieri che mi erano vicino fossero senza documenti, e la sensazione di precarietà non riguardava solo loro, ma anche i tanti italiani, più o meno giovani, che manifestavano insieme per chiedere diritti uguali per tutti, a prescindere dal possesso di un pezzo di carta.

“L’italia siamo noi, studenti, lavoratori immigrati, non il governo. Italiano svegliati”

Written by renato plati

21 novembre 2010 at 11:21 am

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Sentirsi stranieri nella propria scuola

“I genitori non devono interferire nella didattica della scuola” dei propri figli; così ci è stato motivato il rifiuto ad una proposta di integrazione dell’insegnamento della lingua inglese a spese dei genitori.
Nella riunione interclasse delle “seconde” del comprensorio “Don Orione” (a cui appartiene la scuola di Via Iseo, frequentata da mio figlio), tenutasi a Milano in zona 9 mercoledì 27 ottobre 2010,  infatti, è stato detto che l’insegnamento dell’inglese da parte di una madrelingua potrebbe generare confusione ai bambini, e magari più avanti andrebbe meglio…

I genitori della nostra classe avevano deciso in assemblea di portare avanti la richiesta di affiancare all’attuale maestra di inglese un’insegnante madrelingua in grado di svolgere un programma più avanzato per la capacità di apprendimento dei bambini a 7 anni. E questa richiesta era a nostro avviso motivata dal fatto che nel primo anno di elementare, in cui era prevista una sola ora di insegnamento dell’inglese (contro due ore di religione), i nostri bambini avevano svolto un programma di ben 5 pagine di quaderno colorate in un anno. 1 PAGINA OGNI DUE MESI. Il nulla assoluto. Ed ovviamente, per le vacanze estive, i compiti di inglese non erano previsti.
Ma ci eravamo ben guardati dal dare la colpa all’insegnante di turno, una maestra di matematica dirottata a fare l’insegnante di inglese dopo un corso di non so quante ore. Volevamo anzi darle una mano e dare un messaggio chiaro: i genitori sono con le insegnanti, ma pretendono che venga garantito ai loro figli un insegnamento delle lingue reale, non solo di facciata.
Sappiamo che l’attuale crisi strutturale della scuola pubblica non è colpa degli insegnanti, ed anzi proprio per supportarli, oltre che per offrire un  servizio decente ai nostri figli su una materia fondamentale per il loro futuro, avevamo proposto di autotassarci per ingaggiare un’insegnante madrelingua inglese, che potesse offrire un livello di insegnamento decisamente superiore a quello che può offrire una non madrelingua non specializzata in inglese…

Ma io credo che non si possa richiedere il supporto dei genitori solo per portare la carta igienica e fare le fotocopie, e poi pretendere che questi si disinteressino di quanto, e di come, viene insegnato ai propri figli.
Se l’insegnante di religione, invece di parlare delle religioni, fa catechismo, per me è un problema, ed oltre a togliere mio figlio dalle ore di religione, sento il dovere di denunciarlo.
Così come se l’insegnamento della lingua inglese è offerto in modo scadente, ai limiti del ridicolo, sento il dovere non solo di denunciarlo, ma di fare qualcosa per cambiare.
Perchè qualcosa possiamo fare, oltre che lamentarci e stare a guardare.
Non dico di arrivare ai livelli inglesi, dove su un sito internet il governo offre ai cittadini la possibilità di scegliere la scuola (pubblica) per i propri figli anche in funzione del livello dell’insegnamento offerto.
Ma nel 2010, a Milano, nell’era delle tre “I” (forse è già superata?), pretendiamo qualcosa di più di una pacca sulle spalle.

E non vogliamo più sentirci stranieri, intesi come estranei, nella scuola dei nostri figli.

Written by renato plati

2 novembre 2010 at 2:51 pm

La fine del Ramadan a Milano

oggi termina il Ramadan, ed arrivando in ufficio, in fondo a via Murat, zona Maciacchini, ho assistito a questa scena:

c’erano diverse persone che assistevano un po’ stranite, e mi sono messo a parlare con una signora sulla sessantina, che fotografava col suo telefonino seduta sulla sua bicicletta. mi ha detto: sono davvero tanti, dopo di noi sono i secondi no…? al che le ho detto: beh, almeno “noi” le chiese le abbiamo, non sarebbe strano se ce l’avessero anche loro una Moschea. non ha risposto, ma non credo fosse molto d’accordo.

Written by renato plati

10 settembre 2010 at 8:50 am

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Una moschea per Milano?

Vivo a Milano, in zona 9, da più di 10 anni, e mi capita ogni settimana di passare davanti a quella che viene definita la moschea di viale Jenner. In realtà, come molti sapranno, questa moschea non esiste. E’ un garage, talmente piccolo da non potrer ospitare tutte le persone che il venerdì vorrebbero pregare rivolti alla Mecca. E sono costretti a farlo sui marciapiadi di una delle vie più trafficate di Milano. Sono 10 anni che ogni volta che vedo quelle persone pregare in ginocchio per strada mi vergogno di essere milanese. Una delle ultime volte ero in auto con mio figlio, 7 anni, che vedendo la scena mi ha detto: ma con tutte le case che ci sono, devono inginocchiarsi proprio in strada? non ho potuto che dargli ragione, ho cercato di spiegargli che non è facile trovare un posto per tutte quelle persone, ma non ha capito… Non si tratta di essere pro islam o meno. Credo sia solo una questione di dignità. Se crediamo in una società aperta, ognuno ha il diritto di professare la propria religione nel rispetto degli altri. Certo, in alcuni paesi non ci verrebbe mai permesso di aprire una chiesa cattolica. Ma se vogliamo essere ancora considerato un grande Paese democratico, credo che non possiamo permetterci certi paragoni. E dobbiamo avere il coraggio di dare un esempio vero di integrazione. Le parole del Vescovo di Milano, credo siano a questo proposito molto interessanti. e le diverse reazioni che hanno suscitato sono il segno a mio avviso della complessità della questione.

cosa ne pensi?

alcuni articoli recenti sul tema

da Il Giornale, polemica su Tettamanzi.

Moschea Viale Padova

Moschea a Milano? le parole di Tettamanzi e le reazioni

critiche a Tettamanzi

Written by renato plati

3 settembre 2010 at 9:25 am

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