Milanostraniera

Milano e l'immigrazione, una vita da stranieri.

L’immigrazione in Italia, cosa fare?

Leo Mignemi, dopo aver letto i duo post di Grillo sull’immigrazione, decide di prendere “carta e penna” e di scrivere ai candidati del M5S di Milano per prendere posizione sul tema. Questo il suo appello:

Oggi, 29 marzo 2011, sono rimasto sgomento e basito di fronte a due post pubblicati sulblog di Grillo. Sgomento e basito perché, per la prima volta, sul blog di Grillo ho trovato qualcosa in forte contrasto con la mia etica, la mia morale, il mio senso civico.

Vorrei un commento dei candidati del MoVimento 5 Stelle Milano sui due post che trovate in fondo a questa nota.

Vorrei inoltre delle risposte precise sul tema dell’immigrazione e sui fatti di Lampedusa.

In particolare, vorrei una risposta precisa a queste domande:

– sei favorevole all’accoglienza degli immigrati ? Se sì, come?

– o sei d’accordo su questa affermazione (cito dal blog di Grillo) “sono benvenuti solo se ci sono le condizioni per ospitarli, casa e lavoro”? Se sei d’accordo, la soluzione è quindi “rimandarli a casa”? In caso contrario, cosa faresti?

I link ai due post:

1) http://www.beppegrillo.it/2011/03/lampedusa_e_din.html

2) http://www.beppegrillo.it/2011/03/il_tabu_di_napolitano.html

Le parole per capire

Ogni individuo ha il diritto di cercare e di godere in altri Paesi asilo dalle persecuzioni" - Art 14 Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo - adottata dall'Assemblea Generale ONU il 10 dicembre 1948 - Nella foto le pagg. 12-13 del Librosolidale 2009

Vi racconto in breve la mia storia, e cosa penso, cercando di dare risposte precise e non sui massimi sistemi:

Ho avuto la fortuna e l’onore, negli ultimi anni dell’università e per qualche anno successivo, di occuparmi dei temi dell’immigrazione in prima persona. Dopo aver collaborato con Amnesty international come responsabile immigrazione di Milano, ed aver partecipato in questo ruolo al tavolo per l’immigrazione del Comune di Milano, sono diventato un inviato del Consiglio Italiano Rifugiati. Mi è capitato di salire su navi dove si erano nascosti iracheni in fuga da Saddam, quando era ancora in sella, ed abbiamo aperto a Malpensa il primo sportello dentro l’aeroporto per richiedenti asilo (ancora in funzione, oggi è gestito dalla Caritas…). Sono stato anche in Via Corelli (un’eccezione, in pochissimi siamo riusciti ad entrare prima che di fatto fosse impossibile accedervi), non vi dico in che situazione ci siamo ritrovati con il legale che mi accompagnava, dovrei aprire un capitolo a parte. Ma era anche il periodo della guerra in Kosovo, ed è di questo che vorrei parlare. Perchè l’Europa, allora, aveva avviato il progetto Asylon, per fornire assistenza legale e materiale ai richiedenti asilo provenienti dalle aree del conflitto. La difficoltà allora come oggi, era quella di individuare le persone che realmente avevano un esigenza di protezione come rifugiati, da quelle, in maggioranza albanesi, che invece fuggivano dalla “semplice” miseria. Non vorrei entrare in tecnicismi giuridici, posso solo dire di essermi laureato in diritto costituzionale con una testi dal titolo “il diritto d’asilo in Italia”. In questo lavoro mi sono occupato delle differenti definizioni di rifugiati, e dei possibili rimedi ad un fenomeno di fatto inarginabile. Ma ci sono alcuni principi propri del diritto internazionale, se non proprio del diritto naturale, che sono imperativi, primo tra tutti il principio del “non refoulement”, il divieto di respingimento di persone che chiedono protezione. E’ la Convenzione di Ginevra del 1951 a prevedere questo diritto, e la logica che ne sta alla base è piuttosto semplice. Bisogna consentire a chiunque ne faccia richiesta di poter presentare una richiesta di protezione, ed il respingimento immediato è ovviamente in pieno contrasto con questo principio. Ma l’Italia in questi anni ha palesemente violato questa norma fondamentale, nel disinteresse generale della comunità internazionale. Vauro Senesi qualche giorno fa ha fatto una sintesi per me straordinaria: “Prima c’era Gheddafi che faceva il lavoro sporco, poi si lavava le mani e Berlusconi gliele baciava…”

Tornando rapidamente al Kosovo. Allora la soluzione adottata fu quella di concedere una protezione per “ragioni umanitarie” a chi veniva da quell’area. Una protezione differente dallo status di rifugiato, ma che consentiva a queste persone di circolare con un documento valido, seppur provvisorio (durava un anno).

In questi giorni mi chiedevo perchè non adottassero la stessa soluzione oggi, ma ieri ascoltando Stefania Craxi, sottosegretario agli esteri (!!!) in Tv ho capito: non chiedono l’attivazione di questa procedura europea, proprio perchè loro (il Governo) considerano questi nuovi arrivati dei “semplici clandestini”, come tali da rispedire a casa al + presto.

La mia posizione è questa: considero i post di Grillo una provocazione, che ha avuto l’unico merito di iniziare una discussione molto accesa, ma perlomeno pubblica, su un tema cruciale come questo. Senza tuttavia fornire alcuna risposta concreta al problema (la proposta di mandarli in Corsica me la sarei aspettata da Bossi, o Berlusconi, ma evidentemente non hanno nemmeno “le palle” per farlo. Visto che le loro palle sono in mano ai francesi ed alle loro centrali nucleari…). Ricordiamoci che l’ìImmigrazione, per Milano, rappresenterà nei prossimi anni un fenomeno sempre maggiore, e chiunque amministrerà la città sarà chiamato a dare risposte concrete, non solo slogan. Ci sono stime che parlano di 250.000 immigrati che vivranno a Milano nei prossimi anni. A queste persone dovremo offrire servizi, strutture, accoglienza e politiche di effettiva integrazione, nel rispetto delle regole che tutti noi dovremmo seguire. Dovremmo perché di fatto il nostro paese non riesce ad offrire servizi decenti nemmeno a noi, né a darci risposte ai problemi che tutti viviamo, e noi siamo i primi a violare sistematicamente svariate regole. Chiediamo quindi agli “stranieri” di rispettare le leggi che noi per primi violiamo.

Non solo quindi sono favorevole all’accoglienza, ma credo che il nostro Paese senza “immigrati” non avrebbe futuro.

Di fatto però continuiamo a parlare di stranieri, ma la vera questione è che noi abbiamo paura della povertà. Se arrivassero 1000 famiglie saudite gonfie di dollari, o 3000 australiani benestanti, nessuno farebbe una piega, anzi ci sarebbe la fila per entrare nell’harem. Quello che ci spaventa è vedere persone talmente povere da non aver nulla da perdere. Preferiamo cambiare canale quando le vediamo in TV, ma se te le ritrovi in strada, la cosa si fa più difficile.

Viviamo in un periodo di profondo cambiamento, e probabilmente gli strumenti usati fino ad oggi non sono più utilizzabili per la realtà che ci aspetta.

Ma personalmente ritengo che le popolazioni toccate dalle rivoluzioni di febbraio, debbano essere accolte, a livello europeo, con lo strumento della “protezione umanitaria temporanea“.

Dobbiamo consentire loro di vivere per un periodo (1 anno?), in Europa, verificare se riescono a trovare un lavoro, una sistemazione dignitosa, ed in caso positivo convertire il permesso di soggiorno. Per coloro che al termine del periodo non abbiano trovato una sistemazione, o non volessero comunque rimanere in Europa (e credo che saranno tanti), credo che dovremmo impegnarci, davvero, per consentire loro di tornare a casa. Ma non dovremmo semplicemente respingerli alla frontiera, al contrario dovremmo investire per creare nei loro paesi le condizioni di minimo benessere a cui tutti dobbiamo puntare. Le crisi possono essere delle grandi occasioni per ribaltare i paradigmi. Lavorare su progetti di cooperazione, di autoproduzione locale per l’autosostentamento, esportare know how e competenze per far partire nei loro paesi d’origine quelle attività necessarie ad offrire lavoro, alimentazione e servizi. Io credo che questa sia una grande occasione per tutti. Pensare di fermare i flussi migratori è come raccogliere il mare con un bicchiere. Chi fugge da una guerra, ma anche dalla povertà assoluta, non si ferma con una legge. Quello che possiamo e dobbiamo fare è lavorare in modo serio perchè ai vecchi dittatori non ne seguano altri, e si inneschino meccanismi democratici che consentano alle popolazioni di poter vivere nei loro paesi d’origine, o di spostarsi come se non ci fossero frontiere, in altri paesi per vivere nuove esperienze. C’è in queste popolazioni una presa di coscienza nuova. Una ragazza tunisina diceva qualche giorno fa “se Voi tornate, Noi torniamo”. Il Voi erano i sistemi antidemocratici, rappresentati da singoli dittatori o da interi sistemi oppressivi, il Noi era il popolo che nelle piazze in queste settimane è sceso e vi è rimasto fino alla fine.

Non so se queste risposte siano esaurienti, potrei andare avanti per ore a scrivere. Quello che posso fare ora è solo un invito a tutti a NON AVERE PAURA. Le sfide sono appena iniziate. E solo se riusciremo a ridistribuire il benessere a chi oggi non ce l’ha, potremo arrivare a vivere in un mondo in cui le persone che si spostano non vengano viste come minacce, ma accolte come esseri umani, portatori di diritti e di doveri, come tutti noi.
Per questo aderisco all’appello lanciato dall’ASGI (associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione) in cui chiedono l’ISTITUZIONE DELLA PROTEZIONE TEMPORANEA COME UNICA SOLUZIONE PER GOVERNARE L’ESODO DALLA TUNISIA

PS: questo è il link al progettto per l’assistenza ai rifugiati a Malta che con l’associazione XmasProject abbiamo finanziato lo scorso anno:

A Malta gli immigrati non se la passano meglio che a Lampedusa, ma nessuno ne parla…

Written by renato plati

31 marzo 2011 at 11:53 am

Una crepa in Comune

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Lunedì 31 gennaio 2011 siamo tornati in Piazza della Scala, a Milano, per protestare contro lo stato di abbandono ed il degrado in cui versano diverse strutture scolastiche presenti in zona 9. Nonostante lo stanziamento di circa 30 milioni di euro da parte del Comune, destinati al risanamento delle scuole comunali, stranamente la nostra zona è stata esclusa dal piano di ristrutturazione generale che il comune ha avviato in questi anni.

I genitori delle diverse scuole della zona hanno quindi deciso di farsi sentire direttamente, ed hanno organizzato un presidio di protesta molto colorato e partecipato, per dire basta a questo stato pietoso in cui versano le scuole dei nostri figli.

Ho trovato particolarmente interessante la funzione di ascolto che alcuni consiglieri comunali hanno avuto nei confronti dei genitori, che lamentavano la totale noncuranza dell’amministrazione, rispetto alle ripetute istanze che gli stessi genitori avevano nel tempo inviato ai responsabili comunali.

In particolare Patrizia Quartieri (da sempre vicina ai problemi della scuola), ed un altro consigliere di cui non ricordo il nome (…) hanno a mio avviso svolto una funzione chiave rispetto al ruolo dei consiglieri comunali: hanno in sostanza recepito le istanze dei genitori, si sono fatti spiegare nel dettaglio i problemi, e si sono impegnati pubblicamente a sbloccare le procedure amministrative che per questioni “burocratiche” evidentemente avevano impedito di soddisfare le legittime richieste provenienti dalle varie scuole.


 
In questo breve video, oltre alla protesta dei genitori, è possibile vedere un breve scambio tra uno dei genitori ed il consigliere comunale, in cui il genitore spiega la situazione del “laboratorio di informatica”, fatto in mezzo ai corridoi con computers portati dai genitori stessi. Il consigliere comunale si scusa per non avere l’elenco delle istanze sotto mano, ma lo stesso gli viene fornito da un altro genitore. Così, con l’elenco in mano, il consigliere si impegna a prendere informazioni all’interno dell’amministrazione, per capire a quale punto del processo burocratico si è fermata la procedura, impegnandosi a sbloccare, per quanto gli sarà possibile, la procedura stessa.

Questo ruolo di ascolto credo sia centrale per capire cosa faranno i consiglieri comunali che verranno eletti. Solo attraverso un rapporto diretto con i cittadini, mettendoci la faccia ed impegnandosi pubblicamente a risolvere gli intoppi burocratici, i rappresentanti eletti in Comune possono assolvere al meglio alla loro funzione.
Questo è quello che dovremo fare noi, se verremo eletti in Comune.

Written by renato plati

4 febbraio 2011 at 3:07 pm

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Nessuno si senta escluso

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Sabato 15 gennaio 2011 resterà una data importante per me, e credo anche per le persone che quella giornata l’hanno vissuta in prima persona. Per la prima volta ci siamo presentati pubblicamente a tutti gli iscritti al Movimento 5 stelle di Milano che hanno deciso di partecipare alla prima assemblea generale del Movimento a Milano. Ognuno di noi, candidati ad essere il portavoce del Movimento a Milano, ha potuto esprimere la sua idea del movimento, e fornire le motivazioni per cui ciascuno si riteneva adatto a questa posizione. Consapevoli di quanto impegnativo sia in questo momento assumere questo ruolo. Perchè per tutti noi era chiaro che all’onore di rappresentare il Movimento a Milano, segue l’onere che questo ruolo comporterà. In termini di impegno, disponibilità, equilibrio, che il nostro portavoce dovrà avere e dovrà riuscire a mantenere nel tempo.

E’ stata una giornata intensa, ci sono stati alcuni momenti di attrito derivanti da alcuni dubbi sollevati in sala, con alcune domande molto dirette ad alcuni di noi, ma nel complesso credo che sia stata una bella giornata di partecipazione. In sala c’era tanta energia, si vedeva chiaramente chi era nel Movimento, tutte le persone che in questi mesi hanno lavorato per l’M5S erano attive nell’organizzazione, ognuno impegnato affinchè la giornata riuscisse al meglio.

Per questo, per lasciare traccia di questa giornata, pubblico in questo mio spazio personale la traccia del mio intervento di sabato.

Ringrazio sin d’ora tutte le persone con cui in questi mesi ho collaborato, e voglio dire che comunque vada personalmente da tutti loro, nessuno escluso, sento di aver ricevuto molto. Spero davvero di aver dato loro a mia volta qualcosa, e ho voglia di continuare a lavorare nell’interesse di tutti, cercando di essere includente anche con chi fino ad oggi ha tenuto un atteggiamento distaccato, o addirittura molto critico con la realtà dell’M5S a Milano.

Il Movimento siamo tutti noi, e “nessuno si senta escluso”.

ciao!

Renato

questo il testo del mio intervento:

……………

“Ciao a tutti, sono Renato Plati, 38 anni, sposato, con due figli. I miei dati anagrafici ed il mio curriculum li trovate nei doc i giro, qui mi piacerebbe parlare per il poco tempo che ho del perchè sono qui, di alcuni punti che credo siano centrali per Milano

1. il concetto di città metropolitana, 2. le attività della lista, 3.  i nostri obiettivi

1. Milano, con la sua provincia, stanno diventando sempre di più, un luogo dove si consumano prodotti, più che produrli.

Ho sempre vissuto Milano nella sua interezza, ho studiato  e lavorato in centro, ma mio figlio Diego gioca a calcio a Bresso, in piscina andiamo a Cormano. Ed ho sempre considerato i confini della nostra città una finzione geografica, probabilmente creata per moltiplicare le poltrone e la casta. Per me, ne parlavano già i libri di costituzionale da quando studiavo legge all’università, Milano è e deve essere una città metropolitana. Le scelte che si fanno a Milano ricadono pesantemente sui comuni limitrofi. Viceversa, se a Milano decidono di fare un nuovo inceneritore, lo fanno a Paderno o a Rozzano. Se vogliono costruire un eliporto lo propongono a Bresso…

2. attività da fare

Credo che dovremmo iniziare ad usare tutte le energie e le competenze che ci sono tra di noi per uscire, per comunicare all’esterno le nostre idee, i nostri progetti, le nostre iniziative. Abbiamo due strumenti comunicativi principali – AUMENTIAMO LA NOSTRA PRESENZA NELLA RETE  con i due progetti in opera (BEHCHENE PENSI-FORUM NAZIONALE)  costa niente e rende molto – USCIAMO DALLE CANTINE-DAI BARETTI E DAGLI UFFICETTI E ANDIAMO PER LA STRADA.  a PARLARE con i cittadini, organizziamo iniziative, divertiamoci noi per primi e credo che riusciremo a coinvolgere tante altre persone. Avendo chiari gli strumenti e gli obiettivi, riusciremo secondo me a crescere e superare le divergenze che ci sono stati ed ancora ci sono, a Milano ma di fatto in tutto il movimento. come forse è fisiologico che sia in un movimento in cui uno vale uno… Siamo in piena campagna elettorale, è tardi. Ho partecipato al gruppo Comunicazione e posso dire che siamo in ritardo. Nei prossimi mesi senza le nostra attività comunicativa i voti che ci da Grillo non potrebbero bastare per entrare in Comune. Tutti possiamo contribuire a fare ed a condividere informazione. Siamo noi che dobbiamo iniziare da subito a fare informazione attiva. Se siamo qui è perchè siamo cittadini informati. Ma la cultura e l’informazione servono a poco, se non le condividiamo con gli altri. Dobbiamo sfruttare appieno l’unico vero canale di comunicazione che noi possiamo presidiare. La rete. L’unico posto in cui la comunicazione é realmente bidirezionale, ed attraverso cui é possibile avere e mantenere un contatto diretto con i nostri rappresentanti, e con le altre persone. L’unico posto che ci consente di azzerare le distanze con la politica.

3° PUNTO OBBIETTIVO LISTA CIVICA perchè la lista civica?

Per portare in consiglio comunale dei cittadini con l’elmetto perché e da li che possiamo accelerare il cambiamento ma ciò non basta se dietro non esiste una squadra organizzata. Io e gli altri candidati vogliamo impegnarci, ma non contiamo più di voi! Mi piacerebbe riuscire ad includere nelle prossime attività, anche persone che oggi non stanno partecipando, che forse si sono sentite escluse fino ad oggi. Io non ho partecipato alle precedenti elezioni, sono relativamente nuovo, e come tale sono disponibile ad ascoltare tutti, senza preconcetti o personalismi. Io sono a disposizione, noi possiamo metterci la faccia, ma senza il vostro supporto e la vostra energia non riusciremo ad andare lontano.

un abbraccio a tutti”

Written by renato plati

17 gennaio 2011 at 10:12 am

Condividere e conoscersi in rete

In una città come Milano, sopratutto in un periodo freddo e grigio come questo, conoscere nuove persone non è semplice. Tutti viaggiano di corsa, ognuno con i suoi pensieri, più o meno leggeri. E pochi hanno davvero tempo (e voglia) di fermarsi e scambiare due chiacchiere, se già non si conoscono. ed anche in quel caso sono spesso battute forzate, dette di fretta, con il pensiero ad altro.

Ma in una città come Milano, da qualche mese, un gruppo di persone si trova in modo continuativo per cercare di conoscere altre persone, di coinvolgerle in un progetto di informazione condivisa. E’ un insieme variegato di uomini e donne, che si incontrano personalmente in uno studio di periferia, in via Candiani, per ragionare di relazioni con altri, e per sperimentarle, queste relazioni.

Persone di diverse età ed estrazioni sociali, che hanno deciso di frequentare gli ambienti in cui è possibile incontrare nuove persone. Ambienti virtuali, come Twitter e Facebook, su cui però si trovano persone reali.

Ieri sera eravamo ancora lì, abbiamo definito delle azioni coordinate, dei temi da approfondire e dei luoghi in cui diffondere i nostri approfondimenti. Ognuno ha lavorato per portare nuove amici, distribuire nuovi link, far conoscere le pagine del giornale “behchenepensi”. E mentre si giocava con le parole ed i commenti, ci si chiedeva cosa potessimo modificare, in cosa potevamo e possiamo migliorare. E personalmente pensavo a quale opportunità sarebbe, in una fase come questa, poter lavorare in modo così coordinato e sinergico con un numero di persone più elevato.

E’ tempo di campagna elettorale. Noi, che a Milano rappresentiamo il Movimento 5 stelle, non avremo i soldi per fare campagne tradizionali, manifestoni e spot in tv.

Ma abbiamo creato uno strumento che altri non possono avere. Se ci crediamo possiamo fare la differenza. Non solo a Milano.

http://www.behchenepensi.net

 

Written by renato plati

8 gennaio 2011 at 4:09 pm

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Siamo tutti sulla torre

Ieri pomeriggio a Milano, nonostante una pioggia insistente, c’erano almeno un migliaio di persone alla manifestazione di solidarietà agli immigrati saliti sulla “torre di via Imbonati”. Le parole di una delle portavoci della protesta, sono un grido di aiuto a cui non si può rispondere con il silenzio o semplicemente con una frase di solidarietà. Il comportamento dell’Italia nella gestione della sanatoria, è a mio avviso un vero e proprio abuso di potere generalizzato, che andrebbe sanzionato duramente a livello europeo, per la violazione della convenzione sui diritti dell’uomo.

C’erano tanti italiani, molti dalle finestre guardavano il corteo sfilare, alcuni applaudivano, certi urlavano non si sa cosa. Ma si respirava un’aria pesante. Mentre camminavo mi chiedevo quanti dei ragazzi stranieri che mi erano vicino fossero senza documenti, e la sensazione di precarietà non riguardava solo loro, ma anche i tanti italiani, più o meno giovani, che manifestavano insieme per chiedere diritti uguali per tutti, a prescindere dal possesso di un pezzo di carta.

“L’italia siamo noi, studenti, lavoratori immigrati, non il governo. Italiano svegliati”

Written by renato plati

21 novembre 2010 at 11:21 am

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Sentirsi stranieri nella propria scuola

“I genitori non devono interferire nella didattica della scuola” dei propri figli; così ci è stato motivato il rifiuto ad una proposta di integrazione dell’insegnamento della lingua inglese a spese dei genitori.
Nella riunione interclasse delle “seconde” del comprensorio “Don Orione” (a cui appartiene la scuola di Via Iseo, frequentata da mio figlio), tenutasi a Milano in zona 9 mercoledì 27 ottobre 2010,  infatti, è stato detto che l’insegnamento dell’inglese da parte di una madrelingua potrebbe generare confusione ai bambini, e magari più avanti andrebbe meglio…

I genitori della nostra classe avevano deciso in assemblea di portare avanti la richiesta di affiancare all’attuale maestra di inglese un’insegnante madrelingua in grado di svolgere un programma più avanzato per la capacità di apprendimento dei bambini a 7 anni. E questa richiesta era a nostro avviso motivata dal fatto che nel primo anno di elementare, in cui era prevista una sola ora di insegnamento dell’inglese (contro due ore di religione), i nostri bambini avevano svolto un programma di ben 5 pagine di quaderno colorate in un anno. 1 PAGINA OGNI DUE MESI. Il nulla assoluto. Ed ovviamente, per le vacanze estive, i compiti di inglese non erano previsti.
Ma ci eravamo ben guardati dal dare la colpa all’insegnante di turno, una maestra di matematica dirottata a fare l’insegnante di inglese dopo un corso di non so quante ore. Volevamo anzi darle una mano e dare un messaggio chiaro: i genitori sono con le insegnanti, ma pretendono che venga garantito ai loro figli un insegnamento delle lingue reale, non solo di facciata.
Sappiamo che l’attuale crisi strutturale della scuola pubblica non è colpa degli insegnanti, ed anzi proprio per supportarli, oltre che per offrire un  servizio decente ai nostri figli su una materia fondamentale per il loro futuro, avevamo proposto di autotassarci per ingaggiare un’insegnante madrelingua inglese, che potesse offrire un livello di insegnamento decisamente superiore a quello che può offrire una non madrelingua non specializzata in inglese…

Ma io credo che non si possa richiedere il supporto dei genitori solo per portare la carta igienica e fare le fotocopie, e poi pretendere che questi si disinteressino di quanto, e di come, viene insegnato ai propri figli.
Se l’insegnante di religione, invece di parlare delle religioni, fa catechismo, per me è un problema, ed oltre a togliere mio figlio dalle ore di religione, sento il dovere di denunciarlo.
Così come se l’insegnamento della lingua inglese è offerto in modo scadente, ai limiti del ridicolo, sento il dovere non solo di denunciarlo, ma di fare qualcosa per cambiare.
Perchè qualcosa possiamo fare, oltre che lamentarci e stare a guardare.
Non dico di arrivare ai livelli inglesi, dove su un sito internet il governo offre ai cittadini la possibilità di scegliere la scuola (pubblica) per i propri figli anche in funzione del livello dell’insegnamento offerto.
Ma nel 2010, a Milano, nell’era delle tre “I” (forse è già superata?), pretendiamo qualcosa di più di una pacca sulle spalle.

E non vogliamo più sentirci stranieri, intesi come estranei, nella scuola dei nostri figli.

Written by renato plati

2 novembre 2010 at 2:51 pm

Quando la Chiesa fa il suo mestiere.

Leggendo la cronaca di questi giorni, in cui si respira un clima di precampagna elettorale strisciante, dove ogni pretesto è buono per indicare il colpevole, sia questo internet, come nel caso del presunto attentato a Belpietro, o lo straniero come negli innumerevoli casi di violenza quotidiani, spicca a mio avviso il sussulto di dignità con cui, dopo le ripetute prese di posizione del Vescovo Tetamanzi, la Casa della Carità di Milano esprime in un comuncato una dura critica alle ultime scelte del sindaco Moratti in merito alla mancata assegnazione di 25 case popolari ai rom di via Triboniano.: 
 “Cio’ che ora fa scandalo, e cioe’ dare le case ai rom, e’ esattamente cio’ che era previsto fin dall’inizio dal piano Maroni. E le case in questione dovevano essere ristrutturate. Ma, senza i soldi destinati ai rom, sarebbero rimaste a ingrossare il patrimonio sfitto dell’Aler e non sarebbero mai state assegnate”. “Nonostante le firme ufficiali – spiega l’associazione cattolica di aiuto sociale – per ora una sola famiglia, delle undici che avevano ottenuto l’assegnazione della casa Aler, e’ entrata nell’appartamento. Le altre non lo hanno ancora fatto, eppure firmando il progetto si sono impegnate a lasciare il campo del Triboniano entro il 15 ottobre”.
Secondo la Casa della Carita’, “la preoccupazione e’ che si interrompa un percorso positivo che dovrebbe portare al superamento del campo, scelta condivisa da quanti vi abitano e anche dai cittadini, che risiedono li’ vicino e che non possono piu’ convivere con un degrado cosi’ intollerabile”.

Possibile che in questa città, in cui si annuncia la presentazione di una lista degli immigrati che dovrebbe intercettare il voto dei 40.000 stranieri residenti a Milano con diritto di elettorato ativo (potenziale), l’unica “istituzione”  che ha fatto sentire la sua voce sia solo la chiesa?
Davvero abbiamo paura di perdere consensi, se parliamo degli ultimi e proviamo a difenderli? Non  è che piano piano stiamo diventando tutti un po’ leghisti da queste parti…?

Io non sono un cattolico praticante ma vorrei una Chiesa che invece di polemizzare sulle assegnazioni dei Nobel o interveire sule questioni politiche interne all’Italia, fosse sempre in prima linea a difendere i più deboli, senza paura delle conseguenze politiche.
Ed in questo senso credo che la curia di Milano sia molto più “avanti” di quella di Roma.

Written by renato plati

8 ottobre 2010 at 11:38 am

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